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Vetralla LIBRI

Sarà presentato domenica 17 dicembre alle ore 15,30 presso la sala dei Ss. Filippo e Giacomo a Vetralla, il libro: "Anatomia di un Palazzo" su uno dei monumenti meno conosciuti della cittadina della Tuscia viterbese: Palazzo Franciosoni.

Presenti all'incontro, gli autori che proporranno un'inedita e sorprendente chiave di lettura di quello che, fino alla costruzione del duomo cittadino e del palazzo comunale, era considerato, salvo la Rocca dei di Vico, l'edificio più importante di Vetralla. In particolare, a presentare la storia dalla casata sarà Anna Cecchini, mentre Vincenzo Guerra si occuperà degli aspetti architettonici.

E ancora, Simone Lupattelli proporrà un'approfondita descrizione dei numerosi affreschi presenti e, infine, Giuseppe Maria Costantini esporrà i risultati del restauro degli affreschi del salone nobile da lui eseguito negli anni '80 del secolo scorso.

"Il Palazzo Franciosoni è una delle testimonianze architettoniche e culturali che gli uomini, o meglio, le famiglie di questa terra (la Tuscia ndr) hanno voluto lasciare ai posteri -scrive Marco Mele, noto giornalista del Sole 24ore, nella prefazione del volume. Porta con sé, negli anni, i suoi materiali, come il peperino, e ha coinvolto nella sua costruzione, insieme a progettisti e artisti di altri territori, i mastri muratori vetrallesi insieme alle maestranze provenienti da Caprarola, dov'era in costruzione il Palazzo Farnese".

"Tuscia terra da valorizzare e da riscoprire -continua il giornalista- come lo sono stati i dipinti del palazzo, aumentandone la superficie del 33 per cento, durante l'appassionante storia di un restauro interrotto dalla proprietà e rivisto oggi con amore, rabbia e commozione da Giuseppe Maria Costantini. Tuscia terra di misteri, magari svelati, visto che il cognome Franciosoni compare solo nel 500, e gli archivi rilevano come fosse il soprannome di Giovanni Francesco Mariotti".

"Il merito di questo libro, e della passione con la quale hanno lavorato i suoi diversi autori, compreso chi ha corretto le bozze, -conclude Mele- è quello di voler ritrovare la memoria collettiva del luogo dove si vive, di ricostruire le proprie radici, di rifondare e rafforzare la propria identità in quanto comunità, vetrallese in questo caso".

 

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