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Viterbo LIBRI
Leonardo Vietri

Guarnaccia scompiglia le carte della storia dell'arte con il suo estro avanguardista fuori dalle righe.

Partendo dall'arte primordiale degli affreschi rinvenuti nelle grotte di Altamira (o le più antiche grotte di Chauvet, a cui Werner Herzog ha dedicato il suo documentario “Cave of Forgotten Dreams”), parte una folle corsa senza freni inibitori da parte dell'autore che identifica cinque ambienti dove si muovono bizzarri personaggi “accomunati dalla temperatura emotiva del loro lavoro”. Gli Stregoni sono quelli a diretto contatto con la materia prima dell'arte, il mistero; qui troviamo gli onirici Duchamp, Picasso, il nostro Giacometti, ma anche personaggi più sperimentali come John Cage, Jimi Hendrix e William Burroughs, oltre, ovviamente a Walt Disney, con il suo immaginario è “intervenuto in modo pervasivo sul tessuto psichico del novecento”.

Per ogni personaggio, Guarnaccia sfodera il meglio di sé nei suoi identikit a bruciapelo (“riassunto” e “look”) per ogni personaggio - o corrente - affrontato. Ecco la descrizione di Picasso. Riassunto: Anche un bambino dell'asilo saprebbe farlo. Look: Uno sguardo che trapassa - o quella di John Cage (Riassunto: Funghi, silenzio e disciplina. Look: Idraulico). Nel secondo ambiente sono presentati i Buffi e i Buffoni: ovviamente Dalì, Rauschenberg, Guggenheim ma anche Congo (lo scimpanzé artista), e Sergio Bonelli. A seguire ci sono i Teppisti dell'arte, quelli che la usano come un'arma contro lo status quo: da Hitler a Manzoni, la sequenza è piena di sorprese e visioni scandalose (Velvet Underground compresi).

Nella sala dei Noiosi, ci sono quelli che riscaldano la minestra altrui (Warhol in primis) ma anche i pittori realisti (Morandi, Lucien Freud) e novelle star come Hirst e Cattelan. Chiude il sipario su questa bizzarra carrellata dell'arte la sezione dei Poeti, “felici di entrare in empatia con il mondo” in cui troviamo Saul Steinberg, Jirì Trnka, Lawrence Ferlinghetti e (inaspettatamente) Salvatore Ferragamo, inventore delle strabilianti scarpe ortopediche a zeppa (elemento indispensabile del glam) ma anche delle scarpe scollate, dei tacchi a spillo e dei sandali invisibili.

Come disse il buon Jean Dubuffet “L'arte non viene mai a coricarsi nel letto che gli prepariamo. Se la fila appena sente pronunciare il suo nome: ama aggirarsi in incognito. Dà il meglio di sé quando si dimentica come si chiama”. E di questo Guarnaccia, è ben consapevole, trasformando di fatto l'intera storia dell'arte in una festa in stile “La Grande Bellezza” o in una cavalcata blues decisamente ipnotica e suggestiva, come le migliori jam.


Leonardo Vietri

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