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Viterbo EVENTI
Centro Studi Ricerca Il Leone

"Dopo il successo del primo appuntamento con Marcello Veneziani sul tema "L'Italia esiste ancora? Italia e italiani tra realtà, mito e finzione", tornano gli appuntamenti dell'Autunno Culturale del Centro Studi Ricerca "Il Leone", con un secondo evento che promette di essere “scorrettissimo”.

Presso la sala conferenze del Centro Studi Ricerca “Il Leone”, a Viterbo, in via Gargana,34, alle 18.30, Emanuele Ricucci, firma de Il Giornale e direttore culturale del Centro Studi - già caporedattore de IlGiornaleOFF, inserto culturale del sabato de Il Giornale, autore per Libero e Candido, scrittore, con quattro libri all’attivo, tra cui tre usciti in allegato proprio con Il Giornale, di cui uno tradotto in tedesco con prefazione di Pier Francesco Pingitore - , presenta il suo ultimo libro, "Torniamo uomini. Contro chi ci vuole schiavi, per tornare sovrani di noi stessi", uscito in allegato al quotidiano Il Giornale in tutte le edicole d’Italia, che ha registrato un vero successo di vendite ed apprezzamenti, insieme ad Alessio Di Mauro, tra i maggiori e più noti satiristi italiani, direttore di Candido, storico giornale di satira fondato da Giovannino Guareschi, che ha lavorato per Rai, Mediaset e Sky, e Carlo Altomonte, che leggerà alcuni passi del libro. Cittadini o coinquilini? Sudditi o sovrani?

Nella marcia del progresso, dove un supermercato è aperto 24h su 24, ma in Italia si contano 5 milioni di poveri assoluti. L’Europa, il denaro, i social network. Il materialismo e la crisi. Guerre di conquista e la scomparsa di Dio, la sparizione dei confini; identità e politicamente corretto, che penetra ovunque, fine nella nostra identità sessuale. Neutri, asettici, freddi, asessuati, comprati. Un uomo distratto, comprato, immobilizzato, che non può reagire, ridotto a replicante, ad esecutore e spettatore. Coccolato, comodo, pigro.

Svuotato della profondità. Prima di essere conservatori, progressisti, socialisti, democratici, rossi, neri, atei o credenti, c’è una sfida fondamentale che il nostro tempo ci impone: tornare a coltivare l’uomo, sarà la vera conquista della modernità. Prima di pretendere di essere sovrani politici, economici, culturali, dobbiamo tornare sovrani di noi stessi, in possesso di noi stessi, per poter tornare padroni del nostro tempo. Una strada inversa rispetto all’ evanescente mondo degli uguali, sempre più fatto di tecnica, materia e negazione."

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