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Viterbo CULTURA Intervista a Maria Benedetta Mancini, studentessa viterbese vincitrice del Premio Boccaccio 2016 per la migliore tesi magistrale
Leonardo Vietri

Dalla provincia di Viterbo a Certaldo.

 

Maria Benedetta Mancini

 

Come ti senti ad aver vinto il premio di un'istituzione di grande prestigio quale l'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio?

Mi sento molto onorata. La tesi magistrale richiede molto lavoro e impegno ed è quindi una grande soddisfazione ricevere un riconoscimento come questo dall'Ente che a livello nazionale si occupa di portare avanti gli studi sulla figura di uno dei padri della letteratura italiana.

Sei già stata nei luoghi della Casa Boccaccio?

No, non sono ancora mai stata a Certaldo - gli impegni non mi avevano permesso di recarmi in questi luoghi durante i mesi di stesura della tesi ma avevo già intenzione di organizzare una visita nei luoghi del Boccaccio e del “Decameron”, in particolare a Certaldo e Firenze.

Quanto tempo hai dedicato alla scrittura della tesi di laurea magistrale e quali sono state le maggiori difficoltà e soddisfazioni che hai rilevato svolgendo questo lavoro?

Ho dedicato circa un anno all'elaborazione della tesi magistrale. La maggiore difficoltà, quando si lavora su un autore e un'opera già molto studiati, consiste nel trovare l'argomento giusto da cui poter trarre nuovi spunti di riflessione. Le soddisfazioni sono arrivate quando, insieme al mio relatore, mi sono accorta che la mia idea poteva essere effettivamente applicata al capolavoro del Boccaccio, anzi poteva essere addirittura estesa alle raccolte novellistiche di alcuni autori post-boccacciani.

Cos'è che ti affascina maggiormente, il “Decameron”, la figura di Boccaccio oppure il suo tempo storico e la dimensione culturale dell'epoca?

I tre elementi non possono essere considerati separatamente: Giovanni Boccaccio è figlio della sua epoca e così il suo capolavoro. Il “Decameron” è uno dei classici della letteratura italiana e mondiale per il suo essere un'opera universale, ossia un'opera i cui contenuti, in maniera leggermente diversa, sono validi anche oggi.

Quando è nata la passione e la ricerca su questi temi?

La passione per il “Decameron” è nata il primo anno della magistrale, quando ho scelto di seguire l'insegnamento di Letteratura italiana del Prof. Filippo Grazzini (il relatore della mia tesi), che prevedeva come corso monografico il Boccaccio e le sue opere. Le lezioni del professore mi hanno dato l’opportunità di approfondire lo studio della letteratura del periodo medievale che fin dalle scuole medie mi ha sempre affascinata.

Quali sono gli insegnamenti che ritieni attuali oggi di questa grande opera letteraria?

Proprio alcuni giorni dopo la discussione della mia tesi è uscito nelle sale cinematografiche il film dei fratelli Taviani “Maraviglioso Boccaccio”; i due registi hanno scelto cinque delle cento novelle decameroniane, quelle in cui più delle altre hanno trovato spunti di riflessione che permettessero loro di far sì che il “Decameron” attirasse l'attenzione anche del pubblico contemporaneo. Grazie ad alcune piccole variazioni e aggiunte rispetto all'originale, i Taviani hanno utilizzato ad esempio una delle novelle del famoso Calandrino per richiamare le tante stragi familiari di cui si legge sulle cronache contemporanee.

Cosa ti ha colpito maggiormente della trasposizione cinematografica dei fratelli Taviani?

Le cinque novelle scelte hanno per protagoniste cinque donne valorose, anche perché il “Decameron” è un'opera dedicata alle donne. In un periodo in cui non sempre e non in tutti i Paesi sono riconosciuti i diritti delle donne, la scelta dei due registi mi è sembra meritevole e pienamente pertinente. Infine vorrei aggiungere che la lezione più grande data da Boccaccio è rivolta ai giovani: in un mondo in cui esiste ancora la “peste” - che si manifesta in forme diverse quali le guerre, l'Isis, la crisi economica - uno dei modi per opporsi alle ingiustizie sociali e creare un mondo migliore per se stessi e per gli altri risiede - oggi come ieri - nella letteratura, nel racconto e nella fantasia. (la parola, fulcro della mia tesi, è ovviamente elemento indispensabile e capacità umana tra le più importanti).

Quali sono i tuoi piani futuri sia dal punto di vista di studi che lavorativo? Su quali fronti sei attiva?

Al momento sto studiando per ottenere il Diploma in Archivistica presso la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica; durante il periodo universitario ho infatti maturato una passione anche per gli archivi e le biblioteche, vere e proprie miniere preziose del sapere. Altra grande soddisfazione sarebbe però per me vincere una borsa di dottorato in Italia; sappiamo tutti che ad oggi l'Estero offre maggiori possibilità a noi giovani, ma appunto riuscire a essere riconosciuti e poter continuare a fare ricerca nel proprio Paese - che tra l'altro è un punto di riferimento culturale per tutto il mondo da secoli - sarebbe un traguardo ancora più soddisfacente. Inoltre, quando ne ho l'opportunità, mi piace recarmi anche alla Biblioteca consorziale di Viterbo e fare del volontariato; la biblioteca viterbese è un ambiente che mi sta permettendo di crescere molto e dove curo insieme ad un amico giornalista la pagina di “Invito alla Lettura” sul Corriere di Viterbo con cinque libri consigliati ogni settimana.

Hai qualche ringraziamento in particolare da fare?

Mi sembra doveroso ringraziare il relatore della tesi, il Prof. Filippo Grazzini, che mi ha sempre sostenuta e spronata ad andare avanti nel difficile mondo umanistico. Vorrei poi ringraziare tutte le persone che credono in me, in particolare la mia famiglia.

Leonardo Vietri

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