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Viterbo CULTURA Il testo mette in evidenza il valore particolare del Giubileo del 1450, che segna il primo notevole sviluppo del culto di Santa Rosa
Simonetta Valtieri

Il volume IL GIUBILEO DEL 1450 E IL CULTO DI SANTA ROSA (GB EditoriaA 2016) – è stato pubblicato in occasione dell’incontro organizzato dall’Associazione Culturale “RinascimentiAmo: un Futuro per il Passato” il 20 marzo 2016 presso la Rinascimentiamo Gallery di Viterbo sul tema “Viterbo e i Giubilei del Rinascimento” (vedi www. Rinascimentiamo.it), con gli interventi di Simonetta Valtieri, Enzo Bentivoglio, Daniela Gallavotti Cavallero e Salvatore Enrico Anselmi.

Il testo mette in evidenza il valore particolare del Giubileo del 1450, che segna il primo notevole sviluppo del culto di Santa Rosa. Infatti  i romei, che trovavano la città di Viterbo sul percorso per arrivare a Roma, venivano attratti dal corpo incorrotto della Santa (esposto da due secoli nella chiesa che da essa aveva preso il nome e annerito, da un incendio nel 1357, ma rimasto intatto) e dispensavano offerte, ricambiati dalle Monache con particolari “amuleti” (piccoli cordoni benedetti di seta e fili d’argento).

I cospicui introiti (circa 5000 ducati) derivati da questo Giubileo – che il Comune tentò invano di gestire – consentirono alle Monache di effettuare lavori di abbellimento del loro complesso monastico e di chiamare Benozzo Gozzoli ad affrescare sulle pareti della chiesa (che aveva in facciata lo stemma di Nicolò V) il ciclo di Storie sulla vita della Santa, dei quali costituiscono fedele copia i disegni seicenteschi acquerellati conservati al Museo Civico di Viterbo. Questo pittore era allora considerato il più esperto nel dipingere cicli pittorici sulle Vite dei Santi (aveva lavorato nella Cappella Niccolina in Vaticano con il Beato Angelico alle Storie dei Santi Stefano e Lorenzo,  viene chiamato a Viterbo da Montefalco dove aveva appena eseguito le Storie di San Francesco, dipingerà quelle della Vita di Sant’Agostino a S. Gimignano).

Nel volume, Simonetta Valtieri, partendo da una planimetria della chiesa originale, individuata all’interno della chiesa più grande progettata dall’Ingegnere Vincenzo Federici – realizzata e consacrata nel 1850 –, affronta uno studio per ricostruire l’aspetto della chiesa quattrocentesca e ne analizza, su basi documentali,  le opere artistiche e le trasformazioni. Enzo Bentivoglio pubblica una importante e rara lettera di Benozzo Gozzoli che segna l’antefatto dell’impegno pittorico dell’artista nella chiesa di Santa Rosa.

Nicolò V, il papa che indice il primo giubileo del Rinascimento e si era formato a Firenze, impresse un decisivo sviluppo all’Umanesimo, con ricadute anche a Viterbo:  l’influsso dei ‘tempi nuovi’ condurrà i Priori ad esigere un ‘ammodernamento’ del loro palazzo, considerato “male ornatum e freddo”, per cui richiesero e ottennero dal papa un contributo, anche per il palazzo del Podestà. Ritroviamo a Viterbo durante il pontificato di Nicolò V una precoce applicazione del linguaggio rinascimentale fiorentino: nella chiesa di Santa Rosa, dove opera il pittore Benozzo Gozzoli, ma anche nei lavori delle Terme papali e in palazzo Lunense, dove opera l’architetto Bernardo Rossellino, a dimostrare la presenza a Viterbo di importanti artisti toscani impegnati durante il pontificato di Nicolò V nel programma di rinnovamento artistico ed edilizio della città di Roma.

Simonetta Valtieri

 

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