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Viterbo CULTURA Il docente di antropologia culturale a Senza Caffeina per il primo incontro di Edu 2015

“Ricordatevi che la cultura costa ma mai come l'ignoranza”, così il professore Roberto Alessandrini sull'importanza di iniziative ed eventi culturali.

Lunedì 29 giugno sarà a Viterbo, per il primo dei tre incontri di Edu 2015 all'interno di Senza Caffeina.

Un momento scientifico, in tre convegni pensati per affrontare i temi dell'educazione, nato dalla collaborazione tra Senza Caffeina e Istituto Progetto Uomo. L'appuntamento è per le 18,30 nella sala conferenze della Fondazione Carivit, all'interno di Palazzo Brugiotti (via Cavour 67). Tema centrale dell'intero ciclo è “La fatica di crescere. Cappuccetto rosso, Pinocchio e Peter Pan: tre sguardi sull'adolescenza”.

Abbiamo intervistato il docente in antropologia culturale, per avere da lui alcune anticipazioni e opinioni su quanto sta accadendo in questi giorni all'interno di Senza Caffeina.

Può darci un anticipo dell'incontro di lunedì?
Parleremo della favola di Cappuccetto rosso, una delle più famose nel mondo. I più conoscono essenzialmente due versioni: una del '600 che finisce con il lupo che mangia la bambina e quella dell'800 che invece finisce bene.

Esistono però tante altre varianti molto interessanti. Il nostro incontro si chiama 'L'ago e la spilla' e ci porterà lontano dalla favola più nota. Una delle varianti rimaste in ombra riguarda la domanda che il lupo rivolge alla bambina: “Dimmi, Cappuccetto, quale strada prenderai: quella degli aghi o quella delle spille?”, indicando con la prima il lavoro di cucito e di ricamo e con la seconda la cura in funzione del corteggiamento.

I due oggetti, entrambi puntuti e pronti a ferire, rinviano alla pubertà femminile oltre che alla contrapposizione tra seduzione e cura domestica, tra giovani ragazze e donne mature.
In questa prospettiva, la favola si allontana dal generico avvertimento sui pericoli della vita per tratteggiare un percorso iniziatico tutto femminile, legato ai temi e ai riti della crescita, alla capacità di fare figli e alle tecniche - cucire e sedurre - che consentono di addomesticare la società tradizionale e maschile.

E' il suo secondo anno a Senza Caffeina, cosa l'ha spinta a tornare?
Sicuramente l'originalità dell'iniziativa e l'intelligenza con cui sono fatte le cose. Penso che sia molto importante l'esistenza di realtà del genere e che in un festival si aprano ragionamenti sulle tematiche educative. Questo a Senza Caffeina viene fatto molto bene, per questo vengo con piacere.

Dal suo punto di vista qual è l'importanza di un'iniziativa come Edu 2015?
Ritengo che l'educazione sia la vera emergenza nel nostro Paese. Di sicuro è una cosa centrale per la costruzione di una comunità vera. Serve incontrarsi, parlarsi, conoscersi, imparare linguaggi.

C'è una nota frase che recita: “ricordatevi che la cultura costa ma mai come l'ignoranza”, ritengo che sia una grande verità. Occorre che le persone e soprattutto i ragazzi crescano in modo virtuoso, imparando a conoscere se stessi e ad avere cura di sé. L'educazione è quindi centrale, è ciò che rende gli uomini un po' più umani. Edu 2015 è il momento di Senza Caffeina dove si ragiona e ci si confronta su questo.

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