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Montefiascone CULTURA Caius Musonius Rufus nasce nel 30 d.C. ca a Volsinii, la città romana erede dell’etrusca Velzna, da un’importante famiglia
di Simona Mingolla
Vedi il Video con gli interventi di Luciano Dottarelli: Il cibo e la vita filosofica, temi del quarto appuntamento de "I Convivi de La Commenda"

L'Antico Borgo La Commenda, in una splendida veduta notturna, qui visse il commendatore Annibal Caro nel XVI secolo, qui tradusse le Eneide di Virgilio
(Foto Mauro Galeotti)

Ancora una serata all’insegna della cultura alimentare, quella che si è tenuta Venerdì 12 giugno presso l'Antico Borgo de La Commenda a Montefiascone e che ha visto come protagonista, grazie alle ricerche e disponibilità per la serata del Prof. Luciano Dottarelli,  “Musonio l'Etrusco”.

Caius Musonius Rufus nasce nel 30 d.C. ca a Volsinii, la città romana erede dell’etrusca Velzna, da un’importante famiglia. Per la rettitudine e per il coraggio con cui affrontò la persecuzione di Nerone e l’esilio, venne definito «il Socrate romano» e considerato un «modello di vita perfetta».

Interessanti le opinioni espresse da vari pensatori di epoche successive che ne delineano le peculiarità ed innovatività dei suoi insegnamenti: per M.Pohlenz e A. Levi era un uomo pratico, un pensiero privo di originalità e di spessore teoretico; per M.P. Charlesworth, un uomo sorprendentemente in anticipo sulla sua epoca; per J. Carcopino: un antico campione del femminismo; per Ch.Favez: un femminista romano; per Cora E. Lutz era “il Socrate romano”, per  E. Vernon Arnold era il terzo fondatore dello Stoicismo.

Il pensiero di Musonio ci è pervenuto soprattutto tramite Stobeo (V-VI sec.) che attinge alle Diatribe redatte dal discepolo Lucio e ad una probabile raccolta di detti. Musonio sosteneva che: «la filosofia non è altro che scienza di vita ed il filosofo, come diceva Socrate, non cessa di considerare “che cosa c’è di cattivo e di buono in casa”» (III 10, 6-7). «Fare filosofia non è evidentemente null’altro se non cercare con il logos e praticare con l’azione ciò che è onesto e doveroso» (XIV, 76, 14-15).

La sobrietà, per lui, è fondamentale nella vita quotidianaanche nell’alimentazione: «seguire il detto, davvero eccellente, di Socrate, il quale disse che la maggior parte degli esseri umani vive per mangiare, egli invece mangiava per vivere»(XVIII B, 102). il piacere dell’alimentazione è tra quelli più fortemente connessi alla soddisfazione di un bisogno vitale, legato intimamente alla natura e che dunque «rischia di essere il più difficile da combattere».

La mancanza di misura, che rappresenta un male in generale, è soprattutto nella golosità che «svela la propria natura, in quanto rende gli uomini ingordi simili a porci e cani […]. Che tale comportamento nei confronti del cibo sia la cosa più vergognosa, è risaputo, in quanto diventiamo simili più a bestie irragionevoli che ad uomini dotati di ragione» (XVIII B).

Il richiamo al principio stoico del “vivere secondo natura”, per stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è, tradisce qui tutte le difficoltà che può incontrare nella sua coerente applicazione, come gli accade del resto in altri contesti di maggiore valenza etica. «L’uomo vivrà secondo natura nel caso in cui trascorra l’esistenza non nel piacere, bensì nella virtù» (XVII, 89-90)

Se l’ingordigia è condannata perché contraddice la natura degli uomini assimilandola a quella degli animali, senza troppa coerenza il desiderio degli uomini di cibo elaborato e sofisticato è poi preso di mira in nome del modo più naturale di nutrirsi degli stessi animali, «contenti di quel che trovano e in cerca solo di saziarsi, non di più» (XVIII A).

I cibi da preferire sono dunque quelli semplici, facili da reperire e da preparare: «quelli che derivano dai prodotti della terra, come i cereali e le altre piante […] o dagli animali, non uccisi ma utilizzati  in altro modo. Di questi cibi, vanno meglio quelli che si possono consumare come sono, senza cottura, perché sono già pronti, ad esempio la frutta di stagione, alcuni ortaggi, il latte, il formaggio e il miele».

Sul fronte “morale”, Musonio consiglia l’attenzione e la concentrazione sul presente: «E’ impossibile vivere bene il giorno presente se non lo si considera come l’estremo» (Fr. XXII). L’amor proprio (altra cosa dall’egoismo!), è un altro aspetto della sua trattazione: «Sarai degno di rispetto presso tutti, se prima comincerai a rispettare te stesso» (Fr. XXX). Importante questo aneddoto (richiamo alla coerenza): «Non voler prescrivere quel che devono fare a quanti sanno bene che tu fai quel che non devi» (Fr. XXXII).

Concludendo: «Uno solo è ricco: chi riesce a procurarsi dovunque quello che basta» (Fr. XXXIV). Dopo queste riflessioni, importanti per il “sano e lieto vivere”, non resta che attendere il prossimo “Convivio”. Per informazioni e parteciparVi, telefonare ai numeri: 0761.263767 – 373.7510399.

Foto Gianni Uggeri

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