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Viterbo MINIRACCONTO
Agostino G. Pasquali

 

     Di tanto in tanto mi capita di incontrare il mio cugino Angelo.

Ci si incontra non soltanto in occasione di compleanni e feste importanti, il che è un dovere familiare e sociale, ma anche casualmente. Per l’appunto questa mattina stavo nel supermercato e facevo provvista di pomodoro in scatola “offerta speciale 3x2”. C’era anche Angelo, mi ha visto da lontano e si è precipitato a salutarmi e a fornirmi una maxidose della sua conversazione esuberante.

     Chi ha letto in passato i miei scritti conosce già questo mio cugino e perciò può saltare il paragrafo seguente che è dedicato a farne una breve presentazione, necessaria per chi non lo conosce e utile per chi ha dimenticato come si comporta quel campione di… simpatia.

     Dunque, Angelo è un insegnante in pensione, molto erudito e sempre pronto a riversare sull’ascoltatore occasionale la sua enciclopedica conoscenza: sembra un incrocio tra Alberto Angela per il sapere ed Enrico Mentana per l’oratoria inarrestabile, però somiglia a Francesco Pannofino nell’aspetto e nell’invadenza. Sostiene che abilità oratoria ed erudizione, una erudizione raffinata e universale come la sua, costituiscono il minimo che un insegnante deve possedere; sono la base necessaria per impostare la didattica e l’educazione. Però se questo è vero a scuola, non si può dire altrettanto nei contatti con amici e parenti. Infatti in passato ho scritto che Angelo, quando mi investe con un profluvio di parole e di scienza, diventa ‘palloso’.

     Eseguita la rituale commedia dei convenevoli, il cugino Angelo mi ha messo confidenzialmente una mano sulla spalla e mi ha detto:

     “Proprio te, che fortuna averti incontrato! Ti posso proporre un quiz, una specie di giochino? Siamo in tempo di elezioni comunali …”

     Probabilmente ho fatto l’espressione di chi ha un improvviso mal di denti. Lui l’ha notato ma ha sorriso beffardamente, e poi ha continuato inarrestabile come un truck in autostrada:

     “… oh, sia chiaro! Non ti chiedo per chi voterai. Né ti voglio annoiare con un comizio. E neppure ho da darti il ‘santino’ di un candidato da raccomandarti… magari dopo, sì… se non ti dà fastidio. Ora ti propongo invece un quiz politico, che però vale anche in caso di elezioni amministrative, il che è assolutamente congruo con il momento, dato che domenica si vota per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale. Hai voglia a dire che l’amministrazione locale è altro dalla politica nazionale. No, no, non dirlo e non pensarlo! Tu sai bene, e se non lo sai te lo dico io, che idee intenzioni furberie fregature sono le stesse, però più in piccolo in sede locale rispetto all’ambito nazionale; ma neppure necessariamente in piccolo, perché, considera bene: l’animo politico, oserei dire l’animale politico, politikon zoon… eh, eh!... è sempre uguale, a Roma, o qui a Viterbo, o…”

     Sono riuscito a interrompere lo sproloquio:

     “Sì, sì, certo hai ragione. Ma fammi subito ‘sta domanda, o quiz, o che altro è…”

     “Ecco! Ce l’ho scritto, così è più chiaro.”

     Mi ha mostrato un cartoncino su cui ho letto:

     <<Politica = merda + sangue + X>>

     Ci ho riflettuto un attimo, e ho osservato:

     “Ma che è? Sembra una formula.”

     Mi ha guardato sorridendo con l’aria sorniona del professore cattivello di fronte allo studente un po’ insicuro:

     “Essì! È proprio una formula. Bravo, vedo con piacere che ci sei arrivato anche tu! Più esattamente è un’equazione con una incognita, ma non è matematica, è logica trattata con il linguaggio formale. Devi sapere che sto perfezionando i miei studi di linguaggio formale che è la filosofia del futuro; è lo studio del linguaggio con metodi scientifici di tipo logico-matematico. Lo conosci? Penso di no. Non importa. Si può vivere anche senza conoscere il linguaggio formale.”

     Ci credete se vi dico che avevo voglia di sbattere in testa al cugino la confezione 3x2 di passata di pomodoro che avevo appena preso dallo scaffale?

     Recuperata la calma ho deciso di stare al gioco:

     “Caro Angelo!... Allora questa formula? Me ne frego del tuo gergo formale e te lo chiedo alla buona, in gergo dialettale: “Ma che vur dì?”

     “Devi sapere che il socialista Rino Formica inventò questa battuta: “La politica è sangue e merda”, senza immaginare il successo che avrebbe avuto in seguito. Ora molti la ripetono anche se in realtà è un’affermazione errata, perché, se la politica fosse semplicemente tale, tutti ne starebbero lontani, schifati per la merda e orripilati per il sangue. Invece c’è tanta gente che pratica la politica con gran gusto e profitto; e tutti noi, più o meno, ce ne occupiamo. Non so se mi capisci…”

     “Ti prego Angelo, non mi sottovalutare. Capisco, capisco. Ma che c’entra quella “X”? che cosa significa?”

     “Ti spiego subito. Considera che l’affermazione di Rino Formica è suggestiva, ma FALSA, come diciamo noi specialisti di linguaggio formale, perché è incompleta. E allora io, essendo esperto di linguaggio formale, modestia a parte, ho completato quella definizione aggiungendo un ‘+X’, un quid che renda completa e risolvibile quella equazione, ovvero renda quella definizione VERA, che dir si voglia in corretto linguaggio formale.”

     “Uh, come la fai difficile. Ma allora, spiegati, ‘sta X che cos’è?”

     “È fumo, nebbia, cortina fumogena, cioè quello che i politici usano per mascherare le porcherie (merda) che commettono. X significa: parole, chiacchiere, bei discorsi, appunto fumosi, per nascondere l’essenza. Senza questa cortina fumogena la politica non avrebbe successo, non esisterebbe. Infatti, proprio perché mascherata, ‘l’essenza/merda’ della politica non si vede, viene percepita soltanto come odore sgradevole, che può essere accettato come elemento accessorio e peraltro inevitabile della defecazione; la quale è un’operazione da fare e non guardare, ma è necessaria. Come la politica.”

     Ho trattenuto un certo impulso aggressivo e ho messo nel carrello il 3x2 di passata di pomodoro che tenevo ancora in mano. Stava per diventare un pericoloso oggetto contundente. Ho pensato: “Che palle!” e ho cercato di mettere fine alla tortura:

     “Ah, va bè! Però concludi. E il sangue?”

     “Ebbene, nella politica il sangue è il sacrificio che la gente deve sopportare per tasse, diritti negati, soprusi, ingiustizie, compromessi, tagli sanguinosi… e il paragone chirurgico è molto espressivo. Non ti pare? Pensaci, caro cugino, pensaci domenica quando andrai a votare. A proposito ti posso chiedere di dare la preferenza all’amico Pippino?… Tieni il santino.”

     “Ah, sì, come no? Ciao!”

     Appena lontano da quell’invadente cugino, ho ritrovato serenità e buon senso. Ho quindi considerato che Angelo in fondo un po’ di ragione ce l’ha.

     Ho estratto dalla tasca il santino elettorale. Avevo avuto l’intenzione di buttarlo, appena possibile senza essere visto, ma ho considerato che Pippino non è un politico ma un ottimo meccanico che tratta con competenza metallo, gomma e olio minerale, mica sangue e merda. Perciò ho pensato che gli darò il voto.

 

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