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Montefiascone L'OPINIONE
Giuseppe Bracchi – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Rino Gaetano - Nun te reggae più

Ho letto con molto interesse con vero piacere la pagina vergata da Cesare Lanza per il quotidiano La Verità in memoria di Rino Gaetano, cantautore morto 36 anni or sono a seguito di un incidente stradale a soli 30 anni.

Rino ancora oggi resta un cantautore sui generis nel ricordo di tanti italiani e le sue canzoni riscuotono tra le passate e nuove generazioni un vero e proprio successo, grazie soprattutto alla sua innata capacità di esser stato uno artista rimasto sempre una voce fuori dal coro.

Famoso il suo pezzo Nuntereggae più, che con ben oltre 30 anni di anticipo raccontava e racconta ancora oggi il volto di un’Italia stanca e delusa dagli stereotipi della politica, delle mode, del politicamente corretto e di una religione anch’essa preda del mondo. Poco prima di morire, Rino Gaetano rilasciò al giornalista Cesare Lanza, allora Direttore del Corriere d’Informazione una breve dichiarazione, come una sorta di testamento spirituale: “Il mio desiderio è di poter essere sempre libero, tutto qui. Non voglio insegnare niente a nessuno, ma non mi piacciono la politica ed i partiti. Non faccio comizi. Non faccio proclami. Canto e scrivo ciò che sento”.

Un peccato aver perso prematuramente un simile talento della canzone, un mondo dove se oggi vuoi sfondare, devi essere tutto fuorché te stesso. Tuttavia, la nostra fortuna è legata al fatto che in ogni campo sono pronti a nascere nuovi Rino Gaetano: dalla canzone al teatro, dalla scrittura al dipinto, dalla saggistica alla narrativa.

E a proposito di saggistica, anche qui una voce fuori dal coro, giorni or sono, deve aver scosso non poco le coscienze e le certezze dei soliti tromboni della retorica e del trasformismo politico. Il suo nome è Slavoj Zizek, sociologo di professione, ma attento come non pochi a mettere in guarda dagli stereotipi. A suo merito (o a sua colpa, a seconda dei punti di vista) va segnalato un articolo pubblicato sul quotidiano americano The Independent in spregio ad un certo antifascismo alla moda, tanto amato dalla sinistra radical chic e dai suoi immancabili strilloni e manutengoli, primi fra tutti La Repubblica e La Stampa.

Vale la pena di citare un ampio stralcio dell’intervento di questo illustre sociologo – filosofo, anche perché Slavoj Zizeck è saggista al di sopra di ogni sospetto, non passabile di sicuro con la solita etichetta di simpatizzante destroide. Anzi tutt’altro! Leggere, per credere il suo saggio: “Attualità di Lenin”.

“Un nuovo spettro sta perseguitando la politica progressista in Europa e negli Stati Uniti: lo spettro del fascismo. Trump negli Stati Uniti, Le Pen in Francia, Orban in Ungheria: sono tutti demonizzati come il nuovo male contro cui dovremmo unire tutte le nostre forze. Ogni minimo dubbio o riserva è immediatamente giudicato un segno di collaborazione segreta con il fascismo. (…) L’immagine demonizzata di una minaccia fascista serve chiaramente come un nuovo feticcio politico, feticcio nel semplice senso freudiano di un’immagine affascinante la cui funzione è di offuscare il vero antagonismo.

In Francia ogni scetticismo su Macron fu immediatamente denunciato come sostegno a Le Pen. Quando ho richiamato l’attenzione su come parte della destra identitaria stava i problemi della classe lavoratrice trascurati dalla sinistra liberal sono stato, come previsto, immediatamente accusato di invocare una coalizione tra sinistra radicale e destra fascista. La triste prospettiva che ci attende è quella di un futuro in cui, ogni quattro anni, saremo gettati nel panico, spaventati da una qualche forma di “pericolo neofascista” e in questo modo ricattati, affinché esprimiamo il nostro voto per il candidato “civilizzato” in elezioni prive di significato. (…) Nel frattempo potremo dormire nell’abbraccio sicuro del capitalismo globale dal volto umano. L’oscenità della situazione è da mozzare il fiato: il capitalismo globale si presenta come l’ultima protezione contro il fascismo , e se cerchi di farlo notare sei accusato di complicità con il fascismo. Il panico antifascista di oggi non porta speranza, uccide la speranza”.

Credo che alle giuste e sagge riflessioni di Slavoj Zizek non ci sia bisogno di aggiungere null’altro, se non che il quadro dipinto dal filosofo sociologo rispecchia fedelmente la situazione politica di questa italietta confusa e caotica, dove una sinistra totalmente allo sbando cerca di mascherare il suo completo fallimento agitando lo spettro del fascismo. Ma il giorno del redde rationem sta arrivando. E arriverà con le elezioni di primavera, quando questa sinistra sfascista non potrà dare ragione agli elettori del suo pensiero politico corrotto con una nuova formula dell’oppio dei popoli, ovvero l’antifascismo.

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