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Roma CRONACA

Infanzia, Lazio: Save the Children, nella regione più di 1 minore su 5 vive in povertà relativa e più di 1 giovane su 10 abbandona troppo presto la scuola; più di 1 minore su 2 non ha svolto in un anno quattro o più attività culturali e educative.

Presentato in anteprima l’VIII Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the Children, pubblicato da Treccani, che sarà disponibile nelle librerie italiane da fine novembre. Un viaggio attraverso l’Italia con gli occhi dei bambini, partendo dalla scoperta del luogo più strategico dell’infanzia, la scuola e delle sue risposte alle sfide di oggi.

Anche nel Lazio l’Organizzazione lancia oggi Fuoriclasse in Movimento, rete nazionale di 150 scuole che promuove il confronto tra docenti, alunni e genitori per individuare soluzioni e azioni per contrastarlo.

In un’Italia in cui le famiglie con minori in povertà assoluta in dieci anni sono quintuplicate, che si trova a fare i conti con gli effetti della recessione sulla motivazione dei giovanissimi e che è sempre più vecchia, con oltre 165 anziani ogni 100 bambini, alunni e studenti spesso non trovano nella scuola risposte adeguate alle sfide di oggi. Nel Lazio, dove gli anziani sono in media 175 ogni 100 bambini, l’11% dei ragazzi ha lasciato precocemente la scuola1 e si va da un minimo del 15% a Rieti a un massimo di circa il 63% a Roma di scuole che lamentano una scarsa dotazione di laboratori.

A cinquanta anni dalla scomparsa di Don Lorenzo Milani, che ha lottato affinché la scuola offrisse pari opportunità ai suoi studenti indipendentemente dalla loro condizione economica, nel sistema scolastico nazionale le diseguaglianze sociali continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni. È negli istituti con un indice socio-economico-culturale più basso, infatti, che viene bocciato il maggior numero di studenti, più di 1 quindicenne su 4 (il 27,4%), mentre negli istituti con indice alto la quota scende quasi a 1 su 25 (il 4,4%)[1]. Uno studente di quindici anni su 2 (il 47%) proveniente da un contesto svantaggiato, inoltre, non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura, otto volte tanto rispetto a un coetaneo cresciuto in una famiglia agiata[2].

È da qui, dalla scuola, luogo dell’infanzia che dovrebbe superare le diseguaglianze, offrendo pari opportunità, coltivando l’istruzione, l’educazione all’affettività e alla socialità dei bambini per allontanarli dai fattori di rischio, che si snoda il viaggio dell’VIII Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, pubblicato da Treccani e presentato oggi in anteprima, in attesa dell’uscita nelle librerie il 23 novembre.

L’Atlante quest’anno propone un percorso in sei capitoli attraverso la scuola italiana con l’obiettivo di osservare e ascoltare il nostro sistema scolastico dalla prospettiva degli studenti e, in particolare, di coloro che vivono ai margini rischiando, oggi come cinquant’anni fa, di venire espulsi (anche) dalla scuola. Il volume di 360 pagine è curato da Giulio Cederna, corredato dagli scatti di Riccardo Venturi, da circa cinquanta mappe e grafici e da una ventina di contributi originali scritti da insegnanti, presidi, educatori, esperti della scuola, come Domenico Starnone, Franco Lorenzoni, Fabio Geda, Giancarlo Cavinato, Andrea Gavosto, Giancarlo Cerini, Umberto Galimberti. Una versione multimediale e interattiva è disponibile online (www.atlante.savethechildren.it).

“La scuola è un luogo chiave nell’infanzia di ogni bambino: è qui che i talenti e le relazioni vengono sviluppati, è qui che sono gettate le basi del loro futuro” commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. “Oggi continuiamo a trovarci di fronte a una scuola che, a volte, alimenta le disparità: raccontare il sistema scolastico, il modo in cui esso riesca o non riesca a superarle, significa affrescare la condizione dell’infanzia in Italia. Save the Children lotta affinché sia riconosciuto il diritto di tutti i bambini a un’eguale istruzione, a prescindere dal contesto sociale e economico in cui vivono. Bisogna percorrere i corridoi, entrare nelle aule, dare voce a pedagogisti, docenti e studenti, facendo tesoro del buono e individuando cosa è migliorabile. Ogni bambino deve accedere alle stesse opportunità, ha il diritto di essere protagonista e di essere ascoltato”. 

“A scuola i bambini si liberano dall’ignoranza, dai pericoli della strada, dalla povertà, dall’isolamento, talvolta dalla solitudine, spesso dalla fame e dalle malattie” afferma Massimo Bray, Direttore Generale della Treccani, che pubblica anche quest’anno l’Atlante dell’infanzia a rischio. “Ma è anche il luogo dove possono liberare la loro fantasia, il desiderio di conoscere, la voglia di capire, l’abitudine a stare insieme. Insomma è la strada più sicura per creare cittadini liberi e consapevoli.

Un dato ormai consolidato, tanto che la percentuale del Pil destinato all’istruzione è uno dei principali indicatori della civiltà di un paese. L’avvento della società digitale ha determinato una delle più sconvolgenti rivoluzioni culturali e antropologiche della storia dell’umanità. Ciò impone anche alle società avanzate, come quella italiana, di adeguare rapidamente il proprio sistema formativo per rispondere con efficacia e tempestività alle nuove esigenze. Come testimonia la vittoria nel 2017 del premio Moebius per la nostra piattaforma on-line Treccani scuola, siamo pronti, senza dimenticare le antiche emergenze, ad affrontare le nuove sfide”.


Povertà, diseguaglianza sociale e rendimento scolastico

In Italia vivono 669.000 famiglie con minori in condizione di povertà assoluta[3] che, una volta sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare, possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7.60 per l’istruzione al mese. È un fenomeno che investe tutto il paese: i bambini in tale situazione - 1.292.000, il 14% in più in un anno – rappresentano il 12,5% del totale dei minori e si trovano nel 12% dei casi al Nord, nell’11,6% al Centro, nel 13,7% al Mezzogiorno[4]. Il peggioramento della situazione economica è confermato dall’incremento dei minorenni in povertà relativa che nel 2016 hanno raggiunto il 22,3% (+20,2%)[5]. Nel Centro Italia il 17% dei bambini vive tale situazione, mentre nel Nord Italia i minori in povertà relativa sono il 16% e al Sud il 33%[6].  

Inoltre, sebbene negli ultimi decenni siano stati compiuti importanti passi in avanti nel contrasto alla dispersione scolastica, con una tendenza positiva che ha visto il tasso di abbandono abbassarsi progressivamente dal 2008 a oggi, il fenomeno della dispersione continua a rappresentare una delle principali sfide con cui la scuola italiana deve fare i conti, come mostrano i dati dell’anagrafe nazionale studenti del MIUR evidenziati nell’Atlante. Tali dati consentono di tracciare un identikit più preciso degli alunni a rischio: tra i ragazzi delle secondarie di II grado, possibilità superiori di abbandono sono registrate tra i maschi, in particolare tra coloro che vivono nelle regioni del Mezzogiorno[7] e tra quelli con i genitori di origine straniera.

Nel Lazio l’incidenza di alunni non ammessi al successivo anno delle scuole medie va dal 2,4% di Frosinone (al di sotto della media nazionale di 2,8%) al 2,9% di Roma e al 3% di Viterbo. Alle superiori la media nazionale di studenti respinti sale al 9,15%, con grande differenza tra licei, tecnici e professionali (in questi ultimi i respinti sono più numerosi e rappresentano il 14,3%); a livello regionale il numero di bocciati alle secondarie di secondo grado va dal 6,8% di Frosinone al 11% di Rieti, con quest’ultima che registra anche uno dei tassi più alti in Italia circa il numero di bocciati negli istituti professionali (18% contro la media nazionale del 14%)

In Italia, gli alunni ripetenti al secondo anno di superiori (che nel Centro Italia arrivano ad una media del 17%) ai test Invalsi di italiano ottengono punteggi meno elevati dei compagni che non hanno mai ripetuto un anno: nel Lazio la differenza media è di 32 punti, contro una media nazionale di 27 punti[8].

La crisi economica rischia inoltre di avere un effetto negativo anche sulla motivazione degli studenti: la mancanza di lavoro e prospettive tra gli adulti di riferimento ha generato sfiducia in molti bambini e adolescenti, aumentando il rischio del fallimento formativo. In Italia meno di 1 un giovane laureato su 2 ha un lavoro (nell’Unione Europea il 71,4% di chi ha terminato l’università trova un’occupazione, in Italia appena il 44,2%, nel Mezzogiorno il 26,7%)[9]: non sorprende, dunque, che nel nostro Paese, gli “scoraggiati” tra i 15 e i 34 anni, i quali pur dichiarandosi disponibili a lavorare hanno smesso di cercare un’occupazione, siano cresciuti del 43% in dieci anni, raggiungendo quota 420.000.

La stabilità del tessuto produttivo del territorio sembra avere conseguenze dirette anche sul sistema di formazione professionale, che appare funzionare meglio laddove è più forte, come nel Nord, dove rappresenta un’opzione diffusa: su 316.599 ragazzi iscritti al sistema di istruzione e formazione professionale nazionale, solo 56.247 vivono nel Centro Italia, 103.829 si trovano nel Sud e nelle Isole mentre al Nord sono ben 156.523.  

 

Disconnessi culturali

 L’aggravarsi delle condizioni socio-economiche di molte famiglie, con un aumento della povertà dei minori si è tradotto, per tanti bambini, nel non avere accesso a attività culturali e educative. Nel Lazio più di 1 ragazzo su 2 (il 55,2%) tra i 6 e i 17 anni non arriva a svolgere, in un anno, quattro delle seguenti attività culturali: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet[10]. Il numero di disconnessi culturali appare, tuttavia, inferiore rispetto alla media nazionale del 59,9%.

 

 Una scuola (non) a misura di bambino

Con solo il 4% del PIL nazionale speso nel settore dell’istruzione, contro una media europea superiore di quasi un punto percentuale (4,9%), non è facile per la scuola pubblica offrire una risposta adeguata alle problematiche che incontra[11]. Le poche risorse si traducono in strutture a volte fatiscenti o spoglie: il 41% delle scuole secondarie di primo grado, per esempio, lamenta una scarsa dotazione di laboratori e ambienti di apprendimento adatti a sperimentare nuove prassi didattiche, con 4 scuole su 10 che possono fare affidamento su meno di un laboratorio ogni 100 studenti. Rispetto alla media italiana, il numero di scuole in tale situazione nel Lazio è più alto in quasi tutte le province, con Roma che registra il dato più alto (63%).

Solo a Roma, tra le province del Lazio, la percentuale di istituti scolastici dotati di almeno una palestra in ogni sede è superiore alla media nazionale (28%,4 contro il 17,4% in Italia). Nel nostro paese, inoltre, sebbene quasi tutte le scuole abbiano una biblioteca, più di 1 su 4 non dà la possibilità di effettuare un servizio prestito e meno di un terzo del patrimonio librario risulta utilizzato[12]. Appare evidente il divario tra aree geografiche: se in Settentrione 2 biblioteche su 3 sono dotate di almeno 3.000 volumi, al Centro lo è una su due (46%), mentre nel Meridione lo è solo 1 su 3. Nel Lazio, l’indice di fruizione del patrimonio librario è superiore alla media nazionale solo nella provincia di Frosinone (36,2%), mentre Viterbo fa registrare il dato peggiore nell’intera penisola (8,7%). 

 

Denatalità e altre sfide

Tra i fenomeni che condizionano la scuola di oggi, accanto alle povertà socio-economiche, la denatalità: in cinquanta anni gli under 15 sono passati da 12 a 8 milioni, perdendo circa un terzo della popolazione in età della scuola dell’obbligo: l’Italia conta 165 anziani ogni 100 bambini sotto i 14, con un numero di over 65 che doppia quello dei giovanissimi in diverse province[13].

Nel Lazio l’indice di vecchiaia è inferiore rispetto al dato nazionale solo a Roma (150) e a Latina (148), mentre il picco provinciale si registra a Rieti, con più di 213 anziani ogni 100 bambini[14].

Nonostante il numero totale di alunni diminuisca, aumenta invece quello degli alunni senza cittadinanza italiana, che a Roma e a Viterbo raggiunge la percentuale del 10%, dato superiore alla media nazionale (9,2%). Nel Lazio circa la metà degli alunni che non ha la cittadinanza italiana è nata in Italia, con un’incidenza in ogni provincia leggermente inferiore al dato nazionale del 58,7%[15].

 

“Lezioni” e buone pratiche

Sarebbe sbagliato, tuttavia, ritenere che il sistema scolastico nazionale sia rappresentato solo da timori, limiti e sfide: esiste una scuola fatta di innovazione, dedizione, emozioni positive che è ben raccontata all’interno dell’Atlante.

“Vi sono scuole che hanno svolto e svolgono un ruolo anticipatore, di avamposto, con un artigianato intelligente, un pensiero pratico. Accanto a tante eccellenze, nelle scuole italiane si incontrano tuttavia situazioni inaccettabili, di analfabetismo didattico, precarietà organizzativa, carenze strutturali, deserti relazionali, vere e proprie discriminazioni e ingiustizie che fanno pagare un prezzo enorme ai bambini più svantaggiati.

Per riformare davvero la scuola si potrebbe cominciare investendo nella trasformazione delle zone più a rischio in comunità educanti, che nel concreto significa non lasciare da sola la scuola a combattere la povertà educativa. Con la costruzione di comunità educanti dove oggi regnano il degrado urbano e la criminalità si va a lavorare in frontiera: quella che segna l’orizzonte del nostro Paese e della nostra democrazia. Nel Lazio più di 1 minore su 5 vive in povertà relativa, più di 1 giovane su 10 abbandona troppo presto la scuola: nessun bambino deve essere lasciato indietro, tutti devono avere accesso alle stesse opportunità educative e culturali” afferma Raffaela Milano, Direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children.

 

Cambiamo (insieme) la scuola: Fuoriclasse in Movimento

Per rispondere a una delle sfide principali, quella del contrasto alla dispersione scolastica, Save the Children presenta oggi Fuoriclasse in Movimento, iniziativa nata dallo sforzo congiunto dell’Organizzazione e dei docenti delle scuole di primo e secondo grado, che mette in rete 150 istituti in tutta Italia, raggiungendo in modo diretto 20.000 minori e coinvolgendo attivamente circa 2000 insegnanti e 1000 genitori. Fuoriclasse in Movimento è presente anche nel Lazio: a Roma sono coinvolte sei scuole, per 600 studenti; a Velletri, invece, è stato costituito un polo formativo che mette in rete tre istituti comprensivi.  L’obiettivo è cambiare le politiche scolastiche, partendo dal dialogo tra docenti, studenti e famiglie: strumento centrale in questo percorso sono i Consigli fuoriclasse, tavoli di confronto per definire insieme soluzioni e azioni di cambiamento nel campo della didattica, delle relazioni, della riqualificazione degli spazi scolastici in seguito all’analisi dei problemi e delle esigenze del singolo istituto e del territorio.

La formazione ai docenti, i percorsi per i genitori e i laboratori con le classi sono tra le altre attività proposte. Fuoriclasse in Movimento nasce come sviluppo a livello nazionale del programma Fuoriclasse, modello di intervento per il contrasto alla dispersione scolastica pensato in una logica preventiva con l'obiettivo di intervenire sulle cause del fenomeno. Il programma, soggetto a valutazione di impatto, ha raggiunto nel primo biennio i seguenti risultati: nelle scuole secondarie aderenti, il numero di assenze medio è stato dimezzato, passando da 12 a 6; i ritardatari cronici sono stati ridotti dell’8,6%; il 5% degli studenti ha migliorato il rendimento in 2 materie fondamentali; le famiglie disinteressate all’andamento scolastico dei figli sono diminuite dell’8,1%. Risultati positivi registrati anche nelle primarie.

Il coinvolgimento delle scuole avviene su due livelli: uno integrato in cui gli istituti sono supportati da Save the Children sia nella realizzazione dei Consigli fuoriclasse che nella formazione di docenti e genitori. L’altro, dove gli istituti interessati costituiscono un polo formativo interscolastico (composto da almeno 3 scuole), che permette l’attivazione in loco di percorsi di formazione per insegnanti. La scelta del livello di coinvolgimento viene fatta a partire dall'analisi dei bisogni del territorio, valutando il contesto in cui è inserita la scuola, i dati sui divari nei livelli di apprendimento e il tasso di dispersione scolastica regionale. Sul portale online che racconta Fuoriclasse in Movimento(www.fuoriclasseinmovimento.it) il manifesto e i criteri di adesione, ma anche le mappe e i dati che consentono di seguire l’iniziativa.

Il commento video ai dati del Lazio è disponibile qui: https://media.savethechildren.it/?r=8968&k=90f3b04759

Un estratto dell’Atlante può essere scaricato qui: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/8-atlante-dellinfanzia-rischio-lettera-alla-scuola

Per i b-roll con coperture generiche sulla condizione di povertà dei minori e sul sostegno allo studio di Save the Children in Italia clicca qui: https://media.savethechildren.it/?r=8926&k=71b31cc5e5

Per le fotografie tratte dall’Atlante clicca qui: https://media.savethechildren.it/?c=1850&k=6d6602a6f8

Per mappe e infografiche tratte dall’Atlante clicca qui: https://media.savethechildren.it/?c=1846&k=06c569e406

Per le fotografie del programma Fuoriclasse clicca qui: https://media.savethechildren.it/?c=1849&k=8f140f7d52

I giornalisti interessati potranno richiedere la versione integrale dell’Atlante in pdf – solo per consultazione – scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Gli interventi di Save the Children

Save the Children è attiva nell’ambito scolastico sul territorio nazionale col programma Fuoriclasse, che dal 2011 mira a intervenire sulle cause della dispersione scolastica al fine di contenere il rischio che si manifesti attraverso interventi educativi a supporto della motivazione allo studio e dell’apprendimento, raggiungendo fino all’anno in corso 3000 studenti, 950 docenti e 1900 genitori. In Italia siamo inoltre presenti con 22 Punti Luce, centri ad alta densità educativa per dare opportunità formative a bambini e ragazzi (2 i Punti Luce a Roma, nei quartieri Torre Maura e Ponte di Nona); 8 centri Fiocchi in Ospedale, per offrire informazione, ascolto e supporto a mamme e neonati in Ospedale (2 dei quali a Roma, negli Ospedali San Giovanni e San Camillo) e 7 Spazi Mamme (uno dei quali a Roma) per contrastare la povertà, favorire una sana alimentazione e sostenere le madri e i bambini da zero a sei anni. Gli interventi di Save the Children hanno raggiunto più di 100.000 beneficiari, tra minori e adulti. In Italia siamo inoltre presenti con SottoSopra – Movimento Giovani per Save the Children che vede il coinvolgimento stabile di circa 250 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 22 anni, impegnati in varie città italiane in azioni di informazione, sensibilizzazione e cittadinanza attiva, con l’obiettivo di migliorare il contesto in cui vivono.

 

Istituto della Enciclopedia Italiana

La produzione editoriale della Treccani copre tutti i campi del sapere. In oltre novant'anni di attività l'Istituto della Enciclopedia Italiana ha creato opere universalmente apprezzate, fornendo a studiosi di ogni livello ampie sintesi ed esaurienti ricostruzioni su tutti gli argomenti dello scibile. Opere la cui realizzazione è stata possibile grazie al fecondo rapporto di uomini e organismi operativi con migliaia di collaboratori e, attraverso di loro, con università e centri di ricerca di ogni paese. Uno sforzo enorme, quindi, finalizzato alla massima soddisfazione di un lettore attento ed esigente, costantemente animato dalla volontà di conoscere e dal desiderio di crescere con la cultura. Le opere presenti nel catalogo Treccani rappresentano il lungo cammino compiuto dall'Istituto dalla sua nascita ad oggi, un cammino sempre attento alle nuove esigenze e alle nuove forme di conoscenza.

 

Per ulteriori informazioni:

Ufficio Stampa Save the Children
Tel 06-48070023/63/81/82
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www.savethechildren.it

Mariella Di Donna
Capo Ufficio Stampa e Relazioni Esterne
Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani 0668982315/ 2231
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[1] Fonte: OCSE – PISA, 2015. Nella classifica stilata dall’Ocse per gap tra scuole a basso e alto indice ESCS (l’indice socio-economico-culturale è basato su tre variabili: livello di istruzione dei genitori, occupazione del genitore di livello più elevato, una serie di beni posseduti), l’Italia è inferiore in Europa solo a Francia, Belgio, Portogallo, Spagna e Lussemburgo per maggiore incidenza di ripetenze nella seconda tipologia di istituti.

[2] Fonte: OCSE – PISA, 2015. Solo il 6% dei quindicenni provenienti da un contesto socio-economico agiato non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura.

[3] Fonte: ISTAT, elaborazione per Save the Children.

[4] Ibidem.

[5] Ibidem. I livelli di spesa di una famiglia in povertà relativa sono nettamente inferiori alla media delle famiglie italiane. In questo caso le diseguaglianze regionali sono forti: il 32,6% è concentrato nel Mezzogiorno. Nelle regioni del Nord-Est poco più di 1 minore su 10 sperimenta tale condizione, mentre in Calabria e Sicilia la vive quasi 1 bambino su 2.

[6] Ibidem.

[7] Fonte: elaborazione MIUR 2015-2016, 2016-2017.

[8] Fonte: Invalsi 2016/17.

[9] Fonte: Eurostat.

[10] Fonte: ISTAT, elaborazione per Save the Children. Indice elaborato per la misurazione della deprivazione culturale e ricreativa di bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni, 2016.

[11] Fonte: Eurostat, 2015.

[12] Fonte: elaborazioni INVALSI Questionario scuole per Save the Children.

[13] Fonte: Demoistat - Indicatori demografici, 2017.

[14] Ibidem.

[15] Fonte: MIUR, Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano 2015/2016.Minori CNI nati in Italia nelle province toscane: Viterbo 50,7%, Rieti 47,7%, Roma 55,3%, Latina 45,4%, Frosinone 45,9%.

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