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Treia (MC) CRONACA
Paolo D'Arpini European Consumers Tuscia

L’Europa in questi ultimi anni, con l’invasione dei migranti, si è letteralmente divisa, costruendo barriere e muri contro la valanga africana e mediorientale.

Sta di fatto che esposta a questo evento epocale rimane soprattutto l’Italia.

E’ chiaro che anche l’Italia, con le normative cautelari messe in atto dal ministro Minniti, comincia ad adottare metodologie di discernimento tra chi deve essere accolto perché rifugiato politico, che fugge da guerre e persecuzione, dai migranti economici -o peggio ancora missionari islamici- che cercano di “sbarcare il lunario” od esportare una cultura aliena qui da noi. Ma queste normative sono ora contestate dagli “accoglitori” senza se e senza ma (vedi ad esempio i ricatti della Bonino e della Boldrini e compagni) e lo stesso governo Gentiloni-renzi si sta orizzontando verso l’approvazione dello Ius Soli, con il favore del M5S.

In Italia attualmente si presume che i profughi che attendono l’omologazione siano circa un milione, ma le cifre precise sfuggono, dovuto ai continui sbarchi ed alle infiltrazioni incontrollate. Teoricamente sin qui la questione sarebbe ancora ancora gestibile, ma questo non durerà molto perché tra breve ai rifugiati politici ed economici si aggiungeranno anche i rifugiati del clima. E qui nascono i veri dolori! L’ONU, La FAO e in particolare il prestigioso Word Watch Istituti non hanno dubbi: “Il fenomeno dei cambiamenti climatici sta creando sul pianeta aree in via di desertificazione ed aree sempre di più alluvionate. Da ciò è previsto che tra non molto inizieranno biblici esodi di popolazioni che dovranno fuggire da terre aride o sommerse verso Paesi, vedi l’Europa, ancora vivibili”. In tutto questo si parla dai 250 ai 300 milioni di persone disperate verso soprattutto l’Europa.

A quel punto cosa fare? Non si parla di un fenomeno di esodi di intere nazioni che avverrà chissà quando, ma di un fenomeno che già si sta manifestando. Tutta l’area orientale dell’Africa, vedi in particolare il Corno d’Africa, è vittima di una siccità senza precedenti.

L’International Organization for Migration (IOM), in previsione di questo paventato esodo climatico ha invitato l’ONU a riconoscere lo status di rifugiato climatico, al pari di quello attuale politico. Questo perché al momento chi fugge da terre ormai improduttive non venga rispedito indietro. Va bene, capiamo la questione morale, ma come possiamo immaginare che l’Europa possa riuscire ad ospitare una così grande massa di gente? Vediamo in questi giorni cosa accade in Polonia, in cui 150.000 persone hanno chiesto uno stop all’immigrazione. Ma anche altre nazioni cominciano a chiudersi a riccio e a minacciare di uscire fuori dagli accordi di Schengen.

A tal proposito uno studio della Cia “Global Water Security” di un paio di anni fa ha previsto che un tale evento di esodi di massa potrebbero innescare drammatiche guerre anche tra i Paesi europei al momento in pace. Sempre questo studio ha segnalato che per motivi climatici e, quindi, legati soprattutto alla penuria di acqua individuato le aree del pianeta a rischio guerre per l’acqua dal dopoguerra ad oggi ci sono state già 111 conflitti da imputare a cause naturali, di cui 79 tuttora in corso.

Il cambiamento climatico è difatti un fattore che aumenta la minaccia in situazioni già delicate ed inasprisce la gravità delle guerre.

Ma allora cosa fare? Certamente non stare fermi a guardare inermi agli eventi che possono tra non molto coinvolgerci drammaticamente, ma intervenire da subito. E allora ci si riunisca e si analizzino i problemi più urgenti dove poi poter intervenire per evitare la fuga di intere popolazioni verso l’Europa. Che in questo momento di transizione sia proprio l’Italia a prendere l’iniziativa.

Redazionale - European Consumers Tuscia

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