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Viterbo CRONACA
Antonella Bruni
Responsabile Provinciale Movimento animalista

Non vi è dubbio che buona parte del problema randagismo sia da individuare nelle mancata chippatura dei cani, adempimento obbligatorio da molti anni e , purtroppo, ampiamente disatteso come dimostrano i canili stracolmi di poveri animali.

Si, perché, è bene guardare in faccia alla realtà di una delle tante atrocità che l’uomo compie nei loro confronti: quella che per i nostri amici pelosi è una sofferenza senza fine, come l’abbandono da parte del padrone, il legislatore l’ha tradotta in una colpa , cioè quella di non avere - in assenza di un codice di identificazione - un responsabile dei loro potenziali danni, e quindi la punisce non addebitandola al vero colpevole (il padrone) ma alla vittima stessa condannandola alla reclusione, spesso sine die.

Già mi sembra si sentire il coro delle obiezioni, dei se e dei ma a questa mia constatazione, ma ci si può girare intorno quanto si vuole, la realtà resta , brutale? semplicistica? Forse, ma difficilmente mistificabile.

Ho fatto questa breve premessa perché mi sembra che un problema così annoso e grave, come quello del randagismo, considerate le molteplici implicazioni etologiche, sociali, economiche e sanitarie che discendono da questo fenomeno e alla luce di un bilancio fallimentare della politica attuata finora per contrastarlo e ridurlo, non si può continuare ad affrontare con provvedimenti estemporanei, frammentari, sconnessi e soprattutto ispirati da principi esclusivamente repressivi.

Mi riferisco al PdL 381 del 24/04/2017 “Disposizioni concernenti misure integrative correttive e di coordinamento in materia di finanza pubblica” , nel quale, tra gli altri, è stato approvato l’emendamento presentato da un consigliere PD, in base al quale la mancata chippatura che finora prevedeva una sanzione da 77 a 156 euro ora sarebbe da 154 a 1.540,00 euro!!

Posto che è attitudine costante e a tutti i livelli istituzionali quella del PD di andare a raschiare nelle tasche dei cittadini - peraltro continuando di contro a ripetere che il potere d’acquisto delle famiglie è in crescita- ma quello che rileva ulteriormente è la totale disorganicità e inefficacia di una norma come questa, puramente repressiva, inserita in un quadro normativo che andrebbe ormai, in gran parte rivisto, modificato e integrato.

Credo che per far crescere e consolidare una sana cultura animalista, il cui livello molto racconta della reale civiltà di un popolo, occorra una politica più elevata e politici più motivati e preparati su l’argomento.

Qualsiasi sanzione può avere un senso se accompagnata, meglio se preceduta, da massicce campagne di informazione e di microchippatura gratuita o a costi ridotti alle quali far seguire controlli a tappeto e sistematici. Una sorta di “ carota e bastone”come direbbero i nostri vecchietti.

Pertanto , un mero inasprimento delle sanzioni , disgiunto da una riformulazione delle norme vigenti e da un serio programma di interventi, può solo essere l’ennesimo, odioso mezzo per fare cassa in un periodo come quello attuale in cui, le famiglie stanno sopportando notevoli sofferenze economiche.

Inoltre, considerata la valenza sociale ed affettiva di un cane o di un gatto, in particolare per le persone anziane e sole, sarebbe stato apprezzabile l’approvazione di una norma che prevedesse una assistenza veterinaria minima gratuita da garantire ai redditi più bassi, oggi, in molti casi, come le pensioni minime, ai limiti della sopravvivenza.

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