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Montefiascone L'OPINIONE
Giuseppe Bracchi – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sono stato profeta purtroppo sulle pagine di questo giornale online appena due settimane orsono. Quello che non era riuscito con le armi ai sedicenti liberatori togliattiani dopo il 25 aprile 1945, potrebbe risultare assai più facile oggi ai suoi nipotini renziani del XXI secolo.


Neppure il fascismo avrebbe potuto concepire tanto. Anzi. Dobbiamo dar ragione, a dispetto di tanti ancora ottusi, sedicenti intellettuali un tanto al chilo, o storici a la page, ai vari De Felice, Del Noce, Nolte, quando affermavano che il fascismo era solo un totalitarismo incompiuto, rispetto al comunismo ed al nazismo.

Il metodo è sempre quello del decreto legge. Un decreto legge tuttavia pronto a stravolgere come nel passato il dettato della Costituzione italiana nei suoi stessi presupposti, nei suoi principi primi e nelle sue stesse intenzioni, in primis quelle dei Padri costituenti. Dove sono, infatti, i requisiti dai quali non si può assolutamente prescindere, ovvero la necessità e l’urgenza del provvedimento? Concedere la cittadinanza agli stranieri, attraverso lo ius soli, è davvero così urgente e necessario? Credo proprio di no.

Anzi per chi, come lo scrivente, crede che i valori, i costumi e le tradizioni di un popolo ne costituiscono l’essenza e l’habitus fondamentale da conservare e difendere strenuamente, alla stessa stregua dei confini, l’atto col quale si dovrebbe concedere la cittadinanza dovrebbe essere circondato da un’aurea di sacralità, oltre che regolato minuziosamente e puntellato da idonei e solidi paletti. Ma tant’è.

Quando ai regnanti non piace più un popolo è meglio cambiarlo. Ed hanno deciso di cambiarlo con lo ius soli. Gli stranieri accasati sotto l’inno di Mameli, valgono bene una messa, per gli interessi di bottega ed elettorali del Partito delle Banche, ovvero il Partito Democratico. Naturalmente occorrerà opporsi a questo pericoloso attentato alla Costituzione ed alla vile e meschina legge del meticciato comunista con ogni mezzo.

E’ in pericolo la democrazia, oltre che il buon senso e l’amor di Patria, anche se quest’ultimo era già un valore riconosciuto desueto dal maturo Benedetto Croce, proprio in un articolo richiestogli da una rivista del partito D’Azione, al termine della Seconda guerra mondiale, ma mai pubblicato, perché già in odor di eresia.

Pensate che favore grande sarebbe lo ius soli per gli islamici, gente che non sa nulla della democrazia, non conoscono i valori occidentali, ma sono solo delle masse arretrate e retrive che fanno della violenza e del manicheismo religioso la loro unica ragione di esistere ed, eventualmente, di governare. Sarebbe concedere troppo ad un Hamza Piccardo qualsiasi ed al suo paventato ed ipotetico partito islamico italiano. Bisogna impedirlo a tutti i costi.

E poi ecco servito l’altro provvedimento truffa, ovvero il testamento biologico. Una forma di mobbing sociale ed istituzionale verso chi soffre, rivolto agli ammalati terminali e contro i più deboli, in nome e per conto di una finta, ipocrita e meschina libertà di decisione e di autodeterminazione. Sull’argomento è intervenuto, fra gli altri, il dott. Giacomo Rocchi, magistrato, consigliere di Cassazione, membro della Associazione Giuristi per la Vita e del Centro Studi Livatino.

Il progetto di legge in sostanza e come ha ricordato nel suo intervento il dott. Rocchi, pone come principio generale l’autodeterminazione del paziente, ma in realtà il suo nucleo centrale contiene l’esatto contrario. In specie l’art. 2 della legge, quello riguardante le diposizioni in materia di incapaci e minori.

Qualsiasi rifiuto terapico per minori o incapaci, infatti, sarebbe espresso da tutori, genitori, o amministratori di sostegno. In buona sostanza, dunque, minori ed incapaci potrebbero essere fatti morire, sulla base dell’antico principio in vigore nel diritto romano: ius vitae ac necis, per volontà di altre persone. E’ il trionfo della cultura dello scarto, perché quelle persone sono proprio quelle che questa società vuole eliminare.

Ma c’è di più e di peggio nelle cosiddette DAT, o dichiarazioni anticipate di trattamento da parte di quei soggetti ritenuti “pienamente liberi e consapevoli”. Quali garanzie abbiamo infatti della libertà morale di queste persone?  Oppure, si tratta di un vero e proprio mobbing nei confronti, non solo del malato, ma anche nei confronti della persona sana, sola ed abbandonata da tutti, che verrebbero in questo modo spinte a considerarsi di peso alla società e a desiderare così la morte come unica soluzione giusta e migliore possibile? E davvero abbiamo la garanzia che queste persone che firmano siano davvero libere e consapevoli, di comprendere e di valutare pienamente le condizioni nelle quali si potrebbero trovare di qui a qualche anno?

La nostra Costituzione e tutto il nostro ordinamento è fondato sulla dignità della persona senza distinzioni di condizioni personali e sociali, ma soprattutto ha l’impronta pro vita. Lo ius soli ed il biotestamento, invece, hanno il volto della cultura della morte, di quella cultura ingannatrice, che truffa gli animi, dissocia i diritti dai doveri, plaude al vizio e la virtù deride, come ammoniva già al suo tempo Alessandro Manzoni (In morte di Carlo Imbonati).
Le nostre radici cristiane non possono accettare questo imbroglio. Prepariamoci alla buona battaglia, perché questa cultura perversa si può e si deve sconfiggere.

Giuseppe Bracchi – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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