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Viterbo
PROVOCAZIONE Perché Viterbo non prende iniziative clamorose come un biglietto d’ingresso in città per vedere la Macchina di Santa Rosa?
Agostino G. Pasquali

Svegliati, Viterbo! Ovvero: se hai l’arte non metterla da parte

La Macchina di santa Rosa degli anni 1952-1958 (Archivio Mauro Galeotti)

Una poesia e due articoli, pubblicati in questo giornale nei giorni scorsi, hanno gettato tre sassolini nello stagno della mia pigrizia mentale e mi hanno indotto a due considerazioni, una sull’arte, l’antiquariato e il turismo in genere e una sul turismo di Viterbo.

 


Sull’arte, l’antiquariato e il turismo in generale

     18 maggio Un crocifisso immerso nel piscio è arte? Impara l'arte e mettiti... da parte!

È l’ennesima dimostrazione che ‘Il re non è nudo’, ovvero che se qualcuno, sedicente artista o gallerista o organizzatore di mostre, ci dice che una cacca in un barattolo (si proprio ‘una cacca’, scusate il termine, ma mi riferisco a ‘Merda d’artista’ di Piero Manzoni) è arte, oppure che delle tele squarciate (quelle di Lucio Fontana.) sono capolavori, oppure ancora che un crocifisso (omissis)… vale 15.000 dollari…

     Beh! io non ci sto! Quella è arte come erano eleganti i vestiti del re nella favola di Hans Christian Andersen.


 

     23 maggio Ruderi

     Discutibile poesia di un sedicente Bardo 2016 che, essendo vagamente ermetica, dà impulso a interpretazioni personali e arbitrarie e, a me, ha suggerito l’idea che un coccio o una lama rugginosa, insignificanti di per sé, ma solo perché vecchi (diciamo anche: antichi, ma è lo stesso), mi dovrebbero far sognare di Otello e Desdemona.

     Beh, io non ci sto! Ammesso che quella poesia possa essere considerata poesia, sono le parole del presunto bardo 2016 che evocano una leggenda, non certo uno straccio o una lama rugginosa.


 

     22 maggio Al Rotary un incontro sul "Fenomeno" Civita di Bagnoregio

     Circa 30 anni fa andai a Civita di Bagnoregio (la città che non muore mai, anzi non è neppure in agonia) per accompagnare una famiglia di amici romani che avevano sentito parlare di quello strano borgo e desideravano conoscerlo.

     Scenario spettacoloso, nulla da obiettare; curiosità da Guiness dei primati, pure; e luogo originale, caratteristico, suggestivo, da sfruttare turisticamente.

     Infatti, già a quel tempo, un abitante del luogo molto furbo (furbo l’abitante, non il luogo), aveva organizzato in una grotta un museo personale con ‘antichi’ attrezzi’ dell’agricoltura e dell’artigianato locale e mostrava, dietro pagamento di un’offerta libera: falci e falcetti, scalpelli e seghe, catenacci e chiodi forgiati, piatti sbreccati e pentole di rame, lucerne a olio e candelabri di ferro, e altre rarità che ora non ricordo.

Quegli oggetti avevano indubbiamente un loro fascino, rimandavano la fantasia al tempo antico, alla fatica fisica, al sudore grondante sotto il sole di luglio, al gelo e alle nebbie dell’inverno affrontati con povere vesti, alle lunghe giornate di lavoro e al desco serale, semplice e povero, illuminato da una candela o da un lume ad olio.

     Il figlio dei miei amici, un ragazzino di nove anni, commentò così:

   “Ah, papà! Ma quella robba llì, ce l’ha pure nonno Cencio che sta a Cerveteri e fa ‘l contadino. Solo che la robba sua è mejo. Nun c’ha mica tutta ‘sta ruggine!”


 

Sul turismo di Viterbo

     Bagnoregio ha saputo valorizzare il suo tesoro e, come ben chiarito nell’articolo, ne ha tratto eccezionali benefici per la popolazione. Mi sembra che lo strumento magico che ha prodotto questa specie di ‘miracolo economico turistico’ sia il pagamento di un biglietto d’ingresso. A smentire chi criticava questa tassa, ritenendo che avrebbe scoraggiato i turisti, c’è il moltiplicarsi dei visitatori.

     Ed è ovvio che sia così. A costo di essere anch’io uno che usa le frasi fatte (le detesto) dirò che ‘È l’uovo di Colombo’! Del resto se ‘quel crocifisso nell’urina’ è stato pagato 15.000 dollari non è perché li vale, ma perché un furbo gli ha attribuito un valore venale. Dimmi quanto costi e ti dirò quanto vali.

     Quindi, e a maggior ragione perché lì il valore c’è, una tassa per la visita di Civita di Bagnoregio (come di qualsiasi opera d’arte, bellezza naturale, monumento storico ecc) non solo è giustificata ma è produttiva di pubblicità e richiamo.

     Perché Viterbo non prende iniziative in tal senso? Intendo iniziative clamorose come un biglietto d’ingresso in città per vedere la Macchina di Santa Rosa?

     Svegliati, Viterbo!

Agostino G. Pasquali

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